il Fisco nella Repubblica Ceca
Recensione di Roberto Castegnaro Pubblicata il 21/03/2025
Autore: Vedi Articolo Fonte: Agenzia Entrate del 21/03/2025

Il Programma tributario 2025-2028 prevede una crescita delle entrate e dell’economia. Nel documento l’analisi delle modifiche tributarie
Doppio segno più per la Repubblica Ceca: il 2025 vedrà una crescita dell’economia del Paese accompagnata dal deciso incremento delle entrate fiscali.
È quanto prevede il Programma fiscale 2025-2028 presentato dall’esecutivo di Praga e stilato sulla base delle indicazioni del Regolamento dell’Unione Europea 2024/1263 sul coordinamento delle politiche economiche e di bilancio.
Il documento affianca la presentazione delle riforme strutturali e degli investimenti in programma all’analisi delle misure fiscali adottate negli ultimi anni. Le politiche tributarie dell’esecutivo di Praga sono state prese in esame anche da un recente report Ocse sull’economia della Repubblica Ceca, che suggerisce una serie di misure per ampliare la base imponibile Iva.
Crescita parallela per economia ed entrate
Per il 2025 si prevede uno scenario di contenimento del debito pubblico e un incremento complessivo del 5,3% delle entrate tributarie.
In particolare, per quanto riguarda i prodotti del tabacco, le entrate tributarie dovrebbero aumentare complessivamente di 3 miliardi di corone ceche per un importo pari a circa 1, 2 miliardi di euro (ogni corona ceca equivale a 0,4 euro).
Ulteriore mezzo miliardo di corone ceche verrà dall'aumento delle aliquote dell'accisa sull'alcol.
In un contesto di crescita economica moderata, il governo prevede anche una dinamica positiva per le buste paga (+6%) e la conseguente crescita dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (5,1%) e dei contributi previdenziali (6,2%).
Secondo l’Ocse, nel 2025 l’economia della Repubblica Ceca crescerà del 2,1%, con un’impennata dell’1% rispetto al 2024.
Un ulteriore incremento del Pil al 2,5% è previsto per il prossimo anno. Questi dati sono il risultato dello scenario economico internazionale e delle scelte compiute dal Governo di Praga negli ultimi anni. Prendiamo in esame alcune delle misure più significative.
La Windfall Tax
Una delle novità fiscali più rilevanti degli ultimi anni è la “Windfall Tax”: un'imposta straordinaria temporanea in vigore dal 2023 per un periodo di 3 anni, che ha introdotto un aumento del carico fiscale del 60% sugli utili in eccesso delle società, definite “insolitamente redditizie”, che hanno beneficiato delle conseguenze della crisi energetica internazionale: si applica al settore bancario e a quello petrolifero, alla produzione e al commercio di energia e all’estrazione e lavorazione dei combustibili fossili.
Allo stesso tempo, per sostenere i soggetti che hanno subito i contraccolpi delle crisi energetica, dal 1° ottobre 2022 fino a tutto il 2023 è stata introdotta un’esenzione fiscale sulle energie rinnovabili per le famiglie e per le imprese, che ha consentito il contenimento del prezzo dell’energia elettrica.
Per quanto riguarda l'imposta sul reddito delle società, l'aliquota è aumentata di due punti percentuali dal 19% al 21% a partire dal 1° gennaio 2024, per avvicinarsi alla media Ocse del 23,9%.
Le indicazioni Ocse sull’Iva
Il sistema fiscale del Paese è stato preso in esame nel report Ocse sull’economia della Repubblica Ceca pubblicato nei primi giorni di marzo. In particolare, il documento suggerisce alcuni aggiustamenti all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.
L’Organizzazione apprezza la riduzione delle aliquote Iva da tre a due nel 2024, ma sostiene l’inefficienza delle aliquote ridotte, ritenute poco efficaci anche come strumento di equità sociale. “Sebbene la semplificazione sia gradita – si legge nel report – mantenere esenzioni Iva o aliquote ridotte è inefficiente. Anche le aliquote Iva ridotte per motivi di equità sono uno strumento poco mirato poiché tutte le famiglie beneficiano delle aliquote ridotte, comprese le famiglie benestanti”. Secondo l’Ocse nel 2020 la Repubblica Ceca ha perso circa il 41% delle sue potenziali entrate Iva, una cifra pari a circa il 5% del Pil, a causa dell’evasione e di fattori come le esenzioni Iva e delle aliquote ridotte.
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